back Tommaso d'aquino home

Località Provincia Festa
    28 gennaio

 

 

Α Ω
Roccasecca 1224 Fossanova 1274

Note

Figlio dei conti d'Aquino, signori di Roccasecca, Tommaso, era destinato a una splendida carriera politica, o per lo meno a una dignitosa carriera prelatizia. Serio fin da giovane, riflessivo e saggio, i genitori lo vedevano già o ministro o cardinale, o almeno abate di una grande Abbazia, come quella per esempio di Montecassino. Tommaso deluse tutto il parentado quando, dopo aver studiato filosofia a Napoli, dichiarò di voler entrare nel giovane, povero, combattuto Ordine di San Domenico: un Ordine addirittura di « mendicanti »!

I nobili parenti tentarono in ogni modo d'impedirgli quella ritenuta pazzia. I fratelli lo inseguirono per sequestrarlo. Egli riuscì a sfuggire alle troppo premurose attenzioni della famiglia, ed entrato tra i frati predicatori venne inviato allo Studio di Parigi, dove i compagni lo schernirono per il suo carattere taciturno. Lo chiamarono « il bue muto ». Ma Sant'Alberto Magno, suo maestro, apprezzando la riservatezza del suo giovane scolaro, ebbe a dire: « Sì, egli è un bue, ma un giorno i muggiti della sue dottrina saranno uditi in tutto il mondo »

Lo studio fu la vocazione di Tommaso d'Aquino: lo studio costante, amoroso, profondissimo di quella dottrina senza fondo, che è la Teologia, cioè la scienza di Dio. Quando il giovane, non solo studente, ma da vero studioso, era immerso nella lettura e nella riflessione, diventava quasi insensibile ad ogni stimolo esterno. La candela che, con la mano, nelle notti insonni, egli accostava alle pagine del libro, consumandosi gli coceva la carne, senza ch'egli avvertisse il dolore della scottatura. Una volta, durante una traversata in mare, non s'accorse che una burrasca aveva messo in serio pericolo la nave. Egli studiava: navigava cioè in un altro mare, sotto altri cieli.

Il risultato più poderoso dei suoi profondi studi e delle sue continue meditazioni, fu la monumentale Summa Theologiae, paragonata a una grandiose e complete cattedrale, salda su incrollabili fondamenta e splendida di altissimi luminosi fastigi.

Quando morì, nel 1274, la sua tersissima intelligenza aveva lasciato sulla terra la testimonianza più prodigiosa di uomo innamorato della verità. Il Papa Giovanni XXII lo volle giustamente iscrivere nel catalogo dei Santi. Ma dove erano le virtù eroiche del grande maestro di dottrina? Dove erano i miracoli del sapiente filosofo e teologo?

Il Papa rispose: « Quante proposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece ». E tributò al frate domenicano innamorato della verità l'elogio massimo che si potesse fare a un maestro di dottrina: « Tommaso ‑ egli disse ‑ ha illuminato la Chiesa più di tutti gli altri Dottori, e un uomo fa più profitto sui libri suoi in un solo anno, che non sulle dottrine degli altri per tutto il tempo della sue vita ».

Così Tommaso dei conti d'Aquino, il bue muto, il frate studioso, il maestro esemplare, fu proclamato Santo, da Papa Giovanni XXII, nel 1323,  Dottore della Chiesa, da Pio V, nel 1567 e patrono delle scuole cattoliche, da Leone XIII, nel 1880.