martire
| Località | Provincia | Festa |
| Bagaladi | ReggioCalabria | 22 aprile |

| Α | Ω |
| 613 | |
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Note |
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Teodoro voleva dire «Dono di Dio ». Nei calendari si contano quaranta Santi di nome Teodoro o Teodora, e quello di oggi è distinto dall'attributo di Siceota, perché nato, nella seconda metà del VI secolo, a Sicea, in Galazia, regione centrale dell'odierna Turchia. E’ probabile che il nome gli sia stato posto in memoria di qualche Teodoro Martire; forse di quello che fu generale sotto Licinio Imperatore; martirizzato per la fede nel Ponto, e in cui onore sorse anche una città, Teodoropoli. Il protettore e la guida nella vita di Teodoro di Sicea fu però un altro Martire, San Giorgio, il Santo guerriero che si festeggia domani. Fu lui che protesse Il piccolo Teodoro quando nacque, in un parto difficilissimo; e già all'età di Otto anni il ragazzo lasciava la casa e i giuochi per appartarsi in preghiera nella chiesetta di San Giorgio. E il Santo apparve alla madre, per dissuaderla nel proposito di impedire al bambino questi atti di eccezionale pietà e devozione. Più grandicello Teodoro si scavò una grotta sotto la cappella di San Giorgio, e vi si ritirò a vivere in preghiera. Il giovinetto magro ed emaciato, quasi sepolto vivo nella grotta, attrasse l'attenzione della città. Intorno alla sua buia tana erano infatti accaduti diversi abbaglianti episodi miracolosi. Il Vescovo della vicina Anastasiopoli volle presso di sé questo Teodoro che prometteva di essere veramente un dono divino. In pochi giorni, per quanto non avesse ancora raggiunto l'età canonica, l'ordinò sacerdote. Anche come sacerdote Teodoro seguitò, anzi intensificò, la sua vita di penitente. Fu pellegrino in Terra Santa; visitò i monasteri, i cenobi, le cellette degli anacoreti, cioè dei « ritirati », nel deserto. Infine prese anch'egli l'abito religioso, e insieme con diversi compagni, dette vita ad una comunità di austeri penitenti, posti sotto la protezione di San Giorgio. Più tardi, il popolo lo volle eleggere, quasi di forza, Vescovo di Anastasiopoli. Il « dono di Dio » accettò con obbedienza l'elezione; ma chiese umilmente di esserne, se possibile, esonerato. Per dieci anni fu Vescovo perfetto; per dieci anni chiese di essere sostituito. Finalmente, per intervento dell'Imperatore e del Patriarca di Costantinopoli, fu restituito alla sua celletta di monaco. Tornava così libero, ma non solo, perché era seguito da una folla di devoti che domandavano le sue preghiere e il suo intervento nelle difficoltà e negli affanni. Spogliatosi della dignità episcopale, si circondò di una corte di miracoli, splendida e gloriosa. Visse in mezzo al miracolo, che si moltiplicò intorno a lui per il bene del prossimo e per la salvezza dei peccatori. Quando morì, nel 613, si poteva ben dire che San Teodoro aveva fatto onore al suo nome, ed era un vero « dono di Dio » per il suo popolo e per la Chiesa. |
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