martire
| Località | Provincia | Festa |
| Belvedere Ostrense | Ancona | 28 novembre |

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Per i Romani, una persona dai capelli rossi era un Rufus, come una persona dai capelli ricciuti era un Crispus, una dai capelli biondi era un Flavius o Flavia se donna; una dai capelli lionati era un Fulvius. In origine quindi tali termini furono usati come veri e propri soprannomi, per distinguere una certa persona da un particolare fisico, in questo caso dai capelli. Certo è che il nome di Rufo, ancora usato, spesso mutato in Ruffo, era allora assai diffuso, per non dire comune. Ne fa fede, come sempre, il Calendario cristiano, che elenca tra i suoi Santi dieci Rufi e dodici Rufini. Oggi ne sono festeggiati due che, come in altri casi, si riducono forse ad uno solo. Il loro culto ha centro ed origine nella città di Capua, famosa un tempo per gli « ozi » dei ricchi romani, che avevano in questa meravigliosa località ville fastose per i loro raffinati riposi. Capua fu presto sede di una fiorente comunità cristiana, molto antica, che la tradizione, al solito, fa risalire addirittura a San Pietro, il quale avrebbe predicato la « Buona novella » nella città degli « ozi » pagani, nel suo viaggio da Brindisi a Roma. Alle antiche origini della Chiesa capuana, nel primo secolo, ci riporterebbe, secondo la tradizione, la figura del primo San Rufo, che vien detto Vescovo e Martire e appartenente ad una famiglia nobiliare. Egli infatti sarebbe stato battezzato, insieme con tutti i suoi parenti, da Sant'Apollinare, il quale vien detto, a sua volta, discepolo dello stesso San Pietro, prima di diventare glorioso Vescovo di Ravenna. Ma è meglio non indagar troppo sul conto dei protagonisti di questa conversione, né sul come e quando San Rufo sia stato Vescovo e di quale persecuzione sia stato vittima in quegli anni. Basti dire che il Martire Rufo, Vescovo o no, in qualsiasi epoca sia morto, ebbe molta popolarità, e proprio per questo nacquero attorno al suo nome notizie favolose e tradizioni nebulose. Li secondo Rufo onorato a Capua, appare in compagnia di San Carpoforo, che meglio andrebbe chiamato Carponio. Rufo e Carpoforo furori vittime della persecuzione di Diocleziano, che percosse duramente, tra il III e IV secolo, anche la fiorente Chiesa capuana. La leggenda dice Rufo diacono e Carponio medico di professione. Ma sulla loro passione la notte dei secoli ha steso la sua coltre di mistero, rotta qua e là da fantasiose e tardive notizie. Anche qui, il fatto innegabile resta la devozione per i due Martiri, fioriti nella città campana. |
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A 12 Km dalla città di Jesi, a 20 da Senigallia, a 36 da Ancona sulla vetta di una verdeggiante collina a più di 250 metri sul mare sorge Belvedere Ostrense. Al centro del ridente paese si trova la Chiesa Patronale dedicata a S. Pietro Ap., Patrono del paese, nella quale si venera il corpo del glorioso Martire San Rufo, patrono dei portalettere. S. Rufo fu portalettere ai tempi di Diocleziano (284-305 d.c.) e subì il martirio nella terribile persecuzione che quell'Imperatore scatenò contro i Cristiani nel 303. Che sia martire non c'è dubbio, gli emblemi tradizionali non mancano sulla tomba rinvenuta nelle Catacombe di S. Agnese in Roma. Che fosse pure portalettere non c'è dubbio, lo si rileva chiaramente dalla lapide, posta sul glorioso sepolcro, conservata nel Museo Lateranense e decifrata dal ben noto archeologo, Prof. Marucchi. Nei primi del 1800 il Parroco di Belvedere Ostrense, pievano don Antonio Caprini chiese e, dopo lunghe pratiche, il 4 marzo 1808, ottenne di mettere in venerazione nella sua Chiesa Parrocchiale le SS. Reliquie del martire San Rufo. il 13 aprile 1808 i Belvederesi accolsero con grande solennità le SS. Reliquie, che dal 1908 sono custodite in una bella statua di cera posta in un'urna dorata sull'altare della "Divina Pastora". Il 28 novembre di ogni anno ne ricorre la festa. |