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Località Provincia Festa
Sanzeno Trento  

 

 

Α Ω
  1° ottobre 1120

Note

Patrono di Trento è San Vigilio, Vescovo del IV secolo e Martire degli idolatri delle valli alpine. Contemporaneo e discepolo spirituale di San Vigilio è San Romedio festeggiato, non soltanto a Trento, ma anche a Brescia, alla cui diocesi appartiene Taur, suo luogo natale.

Era nato da una famiglia ricca e potente, nella quale venne educato a sincera religiosità e a profonda pietà. I risultati di quell'educazione non tardarono a manifestarsi, quando il giovane nobiluomo si ritirò nella solitudine delle montagne della sua terra, dandosi alla preghiera e alla contemplazione, e vivendo in dura penitenza. Fece anche di più, quando i genitori morirono e lo lasciarono erede di molte ricchezze. Le distribuì in gran parte ai poveri, e il resto lo donò alla Chiesa di Trento e a quella di Aosta (un'altra diocesi di montagna) per opere di assistenza e di pietà.

Si unirono a Romedio, nel suo ritiro di penitente, alcuni altri giovani desiderosi di perfezione. E un gruppetto di questi devoti condiscepoli, capeggiato da Romedio, si presentò un giorno al Vescovo Vigilio per chiedergli un consiglio e l’approvazione circa un loro progetto.

Il progetto era quello di recarsi pellegrini a Roma, e il fatto ci sembra, oggi, di abbastanza normale amministrazione. Ma ben diverso si presentava nel IV secolo, dati i disagi e le difficoltà del lungo percorso, senza la minima organizzazione di assistenza. Non era ancora iniziata, infatti, l'epoca medievale dei grandi pellegrinaggi ai santuari, alle sepolture degli Apostoli, ai Luoghi Santi. Il gruppetto degli amici trentini era perciò di gran lunga in anticipo sui tempi.

Il Vescovo Vigilio approvò il progetto e dette ai partenti la sue benedizione. Romedio e i compagni partirono, arrivarono a Roma senza danni, né spirituali né materiali, e a Roma ebbero l'onore di essere ricevuti dal Pontefice, che li benedisse anch'egli, per il viaggio di ritorno.

Rientrato a Trento, Romedio si confermò nella sue vocazione alla vita del penitente, e con lui si confermarono gli altri compagni reduci dal pellegrinaggio. Si stabilirono così in un castello, a Tavoni, nella Val di Non, costruendo un oratorio sulla cima di una montagna.

Così, tra il castello‑monastero e la chiesetta‑rifugio, il gruppetto si santificò nell'adorazione e nella penitenza, cioè in una specie di salita a corda doppia, una formata dal costante e materiale andar su e giù per la montagna, l'altra formata dall'elevarsi ininterrotto della preghiera verso il cielo.