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Località Provincia Festa
    16 agosto

 

 

Α Ω
Montpellier  

Note

Rocco, il « rosso », come vorrebbe una diffusa etimologia dei nome, poco plausibile però per i linguisti. Un nome non comune, ma neanche raro, che forse è destinato lentamente a scomparire, come si affievolisce il culto del Santo a cui il nome deve la sua diffusione, personaggio metà storico e metà leggendario. San Rocco è, o meglio fu, il pellegrino per eccellenza, e anche il suo abbigliamento, perpetuato dagli artisti, è restato tipico del pellegrino: cappello largo, per riparare dalla pioggia e dal sole, mantello a mezza gamba, detto proprio « sanrocchino » o « sarocchino », e in mano il bordone, cioè il lungo bastone, con appesa la zucca per l'acqua.

Sotto il mantello, in cintola, un rosario dai grossi grani, e sul petto, simile a un ornamento araldico, una conchiglia marina, che era, per il pellegrino, l'indispensabile strumento per attingere l'acqua, dalle polle a fior di terra come dai fiumi impetuosi.

li San Rocco della leggenda e della storia nacque a Montpellier, in Francia, verso l'anno 1300, da famiglia onorevole anche se non nobile. Restato orfano, non ancora ventenne, divise tra i poveri le proprie sostanze e parti alla volta di Roma, pellegrino come tanti altri verso la sepoltura degli Apostoli.

Fu il primo, ma non l'ultimo, viaggio devoto del pellegrino per eccellenza, il quale però si accorse presto che lo spostarsi a piedi, solo e povero, da un santuario all'altro, poteva essere un ottimo esercizio ascetico, ma non era ancora eroica santità.

Complice nella sua decisione fu la peste, che in quegli anni devastava l'Europa, e l'Italia in modo particolare. Ad Acquapendente, sulla via di Roma, il pellegrino si dedicò con fervore alla cura degli appestati, senza temere il contagio del terribile morbo.

Da allora, ogni città in cui San Rocco fece tappa ‑ Roma, Cesena, Novara, Piacenza ‑ fu palestra della sua inesauribile carità verso gli appestati, lievitata dal soprannaturale fermento del miracolo.

Anch'egli contrasse la malattia, e con la gamba dolorante per un bubbone, si fermò in riva al Po, presso Piacenza, isolato da tutti, per non essere di peso a nessuno. Si dissetò con l'acqua di una polla, e si sfamò con il magro cibo che ogni giorno un cane randagio gli portava, quel cane che appare immancabilmente in tutte le raffigurazioni del Santo pellegrino. Già il suo nome correva sulla bocca del popolo come quello del prodigioso soccorritore di Piacenza, quando il Santo, guarito, volle riprendere la strada di casa, tornando a Montpellier.

Nessuno lo riconobbe; anzi, venne scambiato per una spia e rinchiuso in carcere. Per cinque anni si consumò nella reclusione, finché mori, il giorno dell'Assunta del 1327, e solo allora venne riconosciuto dai concittadini e dai parenti.

La leggenda aggiunge che le reliquie del Santo di Montpellier vennero poi trasportate a Venezia, dove la sua devozione fiorì in modo particolare. E fiorì anche l'arte, nella chiesa a lui intitolata e nella contigua cosiddetta « Scuola di San Rocco », dove il Tintoretto, nel '500, dipinse le sue più suggestive e frementi tele.