apostolo
| Località | Provincia | Festa |
| Roma | Roma | 29 giugno |

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Note |
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Fu l'Apostolo missionario per eccellenza: gran viaggiatore, grande predicatore e, dove non poteva giungere con la voce, missionario per mezzo delle sue famose lettere, bellissime, potentissime, cariche d'insegnamenti morali, piene d'illuminazioni dottrinali, balenanti d'intuizioni mistiche, cariche di verità teologiche, ardenti d'esortazioni spirituali. La ricostruzione dei viaggi apostolici di San Paolo, quattro o cinque che questi siano stati, ha fatto sudare storici e geografi. Gli itinerari paolini occuperebbero, anche con il solo nominare i paesi da lui visitati ed evangelizzati, tutto lo spazio che abbiamo a disposizione. Ci restringeremo perciò ad un solo episodio, che in se stesso può compendiare tutta l'azione missionaria dell'Apostolo delle Genti; l'episodio cioè della sua predicazione ad Atene. Possiamo immaginare questo israelita, di piccola statura, di aspetto sgraziato; ispido di pelo, con gli occhi arrossati, il naso semitico sulla bocca amara, mal vestito, peggio calzato, eloquente, ma non forbito, appassionato, ma non seducente, tra gli eleganti ateniesi avvolti nelle clamidi candide, i retori dalla voce flessuosa, i sofisti dai discorsi sottili. Possiamo seguire questo straniero malvisto tra i colonnati solenni, in mezzo alle statue sublimi, in attesa di due discepoli, che lo dovevano raggiungere nella città sacra ad Atena, la dea dagli occhi cerulei. « Par che annunzi divinità straniere », dicevano alcuni, nell'udirlo parlare e alzavano le spalle. Ma poiché nella città che già fu di Socrate e di Platone certe novità piacevano, lo condussero nell'Areopago, perché esponesse le sue nuove, stravaganti dottrine. Allora Paolo ebbe un felice spunto e rivolto ai curiosi, cominciò col dire: « Uomini ateniesi, io vedo che voi siete in tutto e per tutto particolarmente religiosi. Tant'è vero che, passando in rivista i vostri santuari, ho trovato persino un altare con questa iscrizione: «Al Dio giusto ignoto". Ora, io annunzio quel Dio, che voi onorate senza conoscerlo ». Gli ateniesi, sorpresi di tale rivelazione, gli prestarono attenzione per qualche tempo; ma quando l'Apostolo venne a parlare della Resurrezione di Gesù, i più cessarono di prendere sul serio le sue parole. Sorridendo ironicamente o ridendo sgarbatamente, lo interruppero dicendo: « Di questo, ti ascolteremo un'altra volta », e voltandogli le spalle lo lasciarono solo. Solo, in mezzo all'Areopago, tra le lisce colonne e le statue scolpite; solo col suo Dio ignoto, resuscitato e resuscitatore. Gli idoli di marmo sembravano sorridere sdegnosamente, sui plinti ornati, quando l'israelita annunziante la strana mitologia d'un Dio morto in croce, uscì dall'Areopago. Lo seguivano però un filosofo toccato dalla rivelazione del Dio ignoto, Dionigi, detto poi l'Areopagita; una donna di nome Demaride, e due uomini, di povera condizione. Il buon seme aveva trovato da attecchire anche tra i marmi dell'Areopago, quei marmi che insieme con gli idoli pagani, dovevano rovinare, cadere infranti e sparire, mentre la parola dell'Apostolo delle Genti correva il mondo, incendiando anime, edificando coscienze nuove, più preziose del marmo pentelico e più chiare dei marmo pario. |
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