back Nimatullah Kassab Al-Hardini home
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| 1808 Hardin Libano | 14 dicembre 1858 Libano |
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Padre Nimatullah Kassab AI-Hardini, al secolo Youssef Kassab, nacque nel 1808 in un villaggio montano del Libano del nord, Hardin, nel distretto di Batroun, da una famiglia cristiana, composta dai genitori Girgis (Giorgio) Kassab, di Hardin, e Mariam (Maria) Raad, di Tannourin, e da sei figli, quattro maschi e due femmine, dei quali egli era il quarto. Venne battezzato dopo qualche tempo con il nome di Youssef, ed ebbe la fortuna di crescere in un ambiente profondamente religioso; basta pensare che il secondogenito, Antonios (Antonio), si fece sacerdote dopo aver contratto matrimonio, così come tuttora è consentito dalla Chiesa Maronita e dal Codice dei Canoni per le Chiese Orientali Cattoliche; il terzogenito, Elias, entrò nell'Ordine Libanese Maronita con il nome di padre Lishà (Elisco), come farà Youssef, mentre invece Mishiét (Cristiana), quintogenita, diventò religiosa nel monastero di Harasch. Bambino devoto, che frequentava regolarmente la Santa Messa, ubbidiente e discreto, per i primi anni Youssef venne allevato in seno alla famiglia, ma, poi, non esistendo nel paese natio alcuna scuola, venne inviato a quella del monastero di S. Antonio di Houb, che appartiene all'Ordine Libanese Maronita e si trova in prossimità di Tannourin, a qualche chilometro da Hardin; fu lì che, negli anni 1816-1822, oltre ad apprendere il catechismo, gli venne insegnato a leggere ed a scrivere in arabo ed in siriaco. Alloggiava presso il nonno materno Youssef Raad, parroco del villaggio di Tannourin, che si occupò anch'egli della sua educazione. Il giovanotto non fu mai motivo di preoccupazioni, perché evitava di confondersi nei giochi, nelle chiacchiere e nelle dispute dei suoi coetanei, ma privilegiava la pratica delle devozioni ed il raccoglimento. Anche quando portava il bestiame al pascolo, spesso si allontanava a lungo per recarsi in una grotta, che aveva trasformato in una sorta di cappella, dove aveva modo di meditare e pregare a suo piacimento. Fin dall'infanzia, Youssef si sentiva chiamato al servizio del Signore e la sua vocazione, con l'andare del tempo, ebbe modo di chiarirsi e consolidarsi. Anche quando era impegnato nei lavori dei campi, egli non tralasciò mai di ascoltare la voce di Cristo che lo invitava a seguirlo, e lo stesso ambiente familiare lo aiutò a sviluppare questa inclinazione. Aveva 20 anni, nel 1828, quando decise di abbandonare tutto e di fare ingresso nell'Ordine Libanese Maronita, nel quale lo aveva preceduto, sin dal 1816, il fratello Padre Elisco che divenne eremita. Primi passi nell’Ordine Libanese Maronita Youssef Kassab fu ricevuto come novizio nel monastero S. Antonio di Qozhaya all'inizio del mese di novembre del 1828 e prese il nome di Nimatullah. Sin dall'inizio, cominciò a condurre una vita estremamente virtuosa, scandita dagli orari dedicati alla preghiera, alla lettura ed ai lavori manuali, ma nella quale, per lui, aveva assoluta preponderanza il tempo dedicato all'orazione mentale e vocale, alle visite frequenti al Santissimo Sacramento ed alla meditazione, anche a scapito delle ore destinate al riposo. Particolarmente cara gli fu la recita dello "Shimto" il Breviario Siriaco che racchiude gli Inni dei grandi Padri Siriaci come S. Efrem, S. Giacomo di Sarug... Al termine dei due anni di probazione, Fratel Nimatullah fu autorizzato ad emettere la professione religiosa ed il 14 novembre 1830 ricevette l'abito monacale: cominciò così il periodo di preparazione al sacerdozio, perché i superiori, ritenendolo un elemento pio ed intelligente, avevano deciso di orientarlo in questa direzione, sebbene nell'Ordine Libanese Maronita non si faccia alcuna differenza tra monaci -preti e monaci - fratelli coadiutori, ai quali ultimi non è precluso di essere eletti ad importanti incarichi nella Congregazione. Fratel AI-Hardini fu, dunque, trasferito nel monastero S. Cipriano di Kfifan, nel distretto di Batroun, dove si trovava lo Scolasticato dell'Ordine, per seguirvi gli studi filosofici e teologici, che potevano durare dai tre ai cinque anni, a seconda del grado di formazione e delle attitudini del candidato. Anche in questo ambiente, egli si segnalò per l'osservanza monastica con uno zelo, un ardore ed una puntualità così meticolosi, che i superiori ritennero opportuno mandarlo nel monastero di Mar Moussa AI-Habachi (S. Mosé l'Etiope), per timore che diventasse vittima di scrupoli, ma si trattò di una breve parentesi, perché gli stessi professori si resero conto che si trattava di un giovane e di uno studente eccellente, che primeggiava in tutto sui condiscepoti, così che nel 1833 fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo Sim'an Zouaìn, vicario del patriarca maronita Youssef Hobeiche e delegato a questo scopo. Devozione alla Madre di Dio Una devozione tutta particolare, Padre AI-Hardini la coltivava nei confronti della Santissima Vergine, per la quale nutriva un amore sconfinato sin dalla più tenera infanzia, esprimendolo soprattutto con le preghiere dello "Shimto" che risalivano, come si è detto, a S. Efrem ed agli altri Padri Siriaci, e con la recita del rosario; venerava la bellezza della Madre Celeste e, in particolare, il mistero dell'Immacolata Concezione, tanto che la sua gioia fu immensa quando, nel 1854, il Papa Pio IX ne proclamò il dogma: quel giorno fu per il nostro Santo la festa più bella della sua vita; infatti, ancora prima della proclamazione del dogma, Egli cantava l'Immacolata Concezione, seguendo, in questo, la tradizione dei Padri delle Chiese Orientali che l'avevano sempre celebrata. Ogni volta che entrava o usciva dalla cella, pronunciava genuflesso il saluto dell'angelo, rivolto verso l'immagine di Maria che conservava presso di sé e recitava tutti i giorni l'intero Rosario, ad alta voce, in ginocchio, con le braccia rivolte al cielo e perfettamente immobile, come una statua, anche se preferiva farlo in compagnia della comunità religiosa, per creare l'effetto di due cori delle preghiere liturgiche. Su uno degli altari laterali del converto di Kfifan, si trova ancora un'immagine di Nostra Signora dei Sette Dolori, detta "Nostra Signora di AI-Hardini", ed è davanti o questa icona che egli si inginocchiava di frequente, Ma, ne1 corso della sua vita, fondò altri 15 altari dedicati alla Madonna. Sempre in onore della Madre di Dio, digiunava tutti i sabati, la vigilia delle feste a Lei dedicate, e l'intero mese di maggio, durante il quale si nutriva unicamente di pane e di legumi. Il digiuno, oltre alle preghiere, è una componente fondamentale della spiritualità del Santo. In ogni caso, c'è da tenere presente che, nonostante questo suo intenso anelito alla preghiera, Padre Nimatullah non avrebbe fatto assolutamente nulla senza l'autorizzazione dei superiori e tutte queste deroghe gli erano state concesse espressamente, perché il suo esempio costituiva uno sprone anche per i confratelli.- in questo modo, diede un grande impulso ad un rinnovamento di fede e di pietà all'interno di tutta la comunità maronita. La fedeltà ai voti religiosi Al tempo di AI,Hardini, i monaci facevano 4 voti religiosi. povertà, obbedienza, castità e umiltà; quest'ultimo voto, aveva, per gli Orientali, una grande importanza, perché l'umiltà è considerata la madre di tutte le virtù, ed il nostro Santo praticò l'umiltà con costanza fino all'ultimo momento della Sua vita, trovando che da questa virtù nasceva la disponibilità a perfezionare tutte le altre. Proprio in nome dell'umiltà, da Assistente Generale, cedette la stanza ad un novizio. Altrettanto eccellente è stato lo spirito di povertà del quale era pervaso, e visse questo voto in ogni minimo particolare. non possedendo nulla, facendo uso delle cose soltanto dietro autorizzazione, rifiutando ogni comodità, indossando ciò che gli veniva consegnato e mai trattenendo nulla per sé, distaccato come era dai beni terreni, mantenendosi sempre parco nel cibo e nelle bevande. Tra i meriti più rilevanti di Padre AI-Hardini è segnalata l'obbedienza, da lui praticata rigorosamente, perché attraverso il compimento dei doveri, l'accettazione degli ordini dei superiori, il rispetto della Regola e delle Costituzioni, sapeva di compiacere Dio stesso. Quanto al voto di castità, Egli perfezionò il Suo cuore nell'amore per Dio e per gli altri, rinunciando ad ogni affetto per una persona particolare in modo da rendersi completamente disponibile a tutti e al servizio del Signore. Per questo motivo, il Suo comportamento con le donne era particolarmente delicato, ma, come abbiamo già detto, cantava con grande amore la bellezza della Madre di Dio, come cantava la maternità della Chiesa, del Suo Ordine e della natura. Il compimento dei Suoi voti e della Sua vita religiosa, fu, poi, nella pienezza della carità, che trovò il suo sbocco, sia nella vita comunitaria con i confratelli, sia nel compito di guida spirituale, sia nell'insegnamento gratuito per i ragazzi bisognosi, sia nell'insegnamento della teologia morale per i futuri sacerdoti. E proprio nell'ambito delle relazioni umane che vanno viste la pazienza e la discrezione con le quali si comportava abitualmente il nostro Santo, tanto che si potrebbe affermare che la calma e la riservatezza gli fossero connaturate, ma sapeva pure avere, quando occorreva, il coraggio di assumersi responsabilità o di opporsi, sempre con grande rispetto e sottomissione, a risoluzioni o decisioni che riteneva dannose per una singola comunità o per l'intero Ordine, sempre teso come era alla ricerca del vero bene comune. 50 anni: Una vita breve nel tempo, ma ricca in Santità Questa breve esposizione delle virtù di Padre AI-Hardini, sebbene necessariamente riassuntiva, ci consente però di apprezzarne i tratti essenziali e ne emerge la figura di un religioso costantemente impegnato nella sua personale santificazione, ma che seppe essere punto di riferimento per i confratelli e guida sicura per i tanti giovani che ebbe per allievi, i quali poterono stimarne anche le qualità umane e le doti di insegnante veramente preparato, sensibile e pronto ad agevolare in ogni modo l'apprendimento della Sua materia. Proprio per non abbandonare l'incarico di docente di teologia rnorale, Padre Nirnátullab si divideva tra la Casa Generalizia dell'Ordine nel monastero di Nostra Signora di Tamisch, dove doveva risiedere in quanto Assistente Generale, ed il Monastero di Kfifan, dove si trovava lo Scolasticato, e fu qui che nel mese di dicembre del 1858 Egli contrasse una pleurite, rivelatasi fatale. Il nostro Santo morì il 14 dicembre 1858 ed affrontò questo Passo estremo in piena coscienza e completamente abbandonato alla volontà di Dio; prima di rendere la Sua bella anima, le Sue ultime invocazioni ed i Suoi ultimi sguardi furono per l'immagine di Maria Santissima. Il suo corpo venne inumato nel monastero di Kfifan, dove aveva trascorso gran parte della Sua vita, e la Sua tomba da quasi 140 anni è meta ininterrotta di visite di pellegrini, lì richiamati dalla fama di santità e di miracoli, che aveva accompagnato il nostro Santo anche durante la Sua esistenza terrena, poiché, anche da vivo, operò varie guarigioni e fatti straordinari, mentre dopo la Sua morte, la pietà popolare lo indicava come "il "Santo" di Kfifan": una denominazione canonicamente impropria, ma che mostra eloquentemente la fiducia che la gente riponeva in Lui. La Sua causa fu presentata alla Congregazione delle Cause dei Santi, a Roma, insieme a quelle di due Suoi figli spirituali S. Charbel e Santa Rafqa, nel 1926. Il 7 settembre 1989 fu dichiarato Venerabile da Sua Santità Giovanni Paolo II. Il 7 luglio 1997 è stato letto, davanti al Papa, il Decreto per la Sua Beatificazione, dopo un processo che ha accertato la guarigione straordinaria, attribuita alla Sua intercessione, del giovane Andrea Najem. Il 20 Dicembre 2003 é stato letto davanti al Papa Giovanni Paolo II il decreto per la sua canonizzazione, dopo un processo che ha accordato la guarigione straordinaria, attribuita alla sua intercessione, della signora Rose Salim Saad Bayadi. Cronologia 1808 Il Padre Nimatullah AI-Hardini, nasce a Hardin, Nord del Libano, col nome di Youssef (Giuseppe) Kassab. 1816-1822 Allievo al Monastero di San Antonio di Houb-Tannourin paese dei suoi nonni. 1828, ottobre Chiamato da Dio alla vita monastica, diviene Postulante nell'Ordine Libanese Maronita a San Antonio di Qozhaya, nella Valle della Kadisha. 1828, novembre 1830 Ricevuto al Noviziato dell'Ordine, al convento di San Antonio di Qozhaya dove prese il nome di Nimatullah, e professò i voti religiosi nel 1830. 1830-1833 Studente di teologia a San Cipriano-Kfifan, è conosciuto come uomo di Dio e uomo di Scienza, e per la sua devozione al Santissimo Sacramento, e amore per la contemplazione. 1833, dicembre 1835 Ordinato prete dal Vescovo Simon Zouaìn, Vicario Patriarcale Maronita al tempo del Patriarca Joseph Hobeiche.
1835-1845 Professore di teologia (morale) fino alla sua morte, ed insegnante per i bambini a Kfifan; fu anche Maestro ed esempio di Santità per San Charbel Makhlouf, suo allievo dal 1853 al 1858. 1845-1848 Consigliere Generale dell'Ordine e promotore della rinascita teologica, spirituale e culturale. 1848-1850 Vita comunitaria al monastero di San Maroun-Annaya e a San Antonio di Houb. 1850-1853 Consigliere Generale e residente al Monastero di Nostra Signora di Tamisch senza lasciare l'insegnamento. 1853-1856 Professore di teologia Morale a Kfifan. 1856-1858 Consigliere Generale dell'Ordine per la terza volta. 1858, 14 dicembre Deceduto con grande fama di Santità all'età di 50 anni. Sepolto nel monastero di San Cipriano di Kfifan dove aveva vissuto la maggior parte dei suoi anni. Il suo sepolcro è visitato dai pellegrini e fedeli che invocano la sua intercessione. 1926-1928 Processo informativo del Venerabile Al-Hardini, di San Charbel e della Beata Rafqa, presso il Patriarcato Maronita. 1930 L’inchiesta Patriarcale è inviata alla Congregazione dei Riti a Roma. 1989, 7 settembre Dichiarato Venerabile da Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II. 1996, 9-24 maggio Istruttoria del Processo sul miracolo nella Diocesi Maronita di Beirut. 1996, 27 settembre Validità del Processo della guarigione del giovane Andrè Najem. 1997 Positio super miro Congresso dei Medici (27 febbraio), dei Teologo (9maggio) e dei Cardinali (1 luglio) alla Congregazione delle Cause dei Santi. 1997, 7 luglio Lettura del Decreto sul miracolo davanti al Papa Giovanni Paolo II. 1998, 26 marzo Trasferimento dei resti nella nuova tomba (Kfifan). 1998, 10 maggio Cerimonia Solenne della Beatificazione nella Basilica di San Pietro in Vaticano. 2004, 16 maggio Cerimonia Solenne della Canonizzazione nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
Prodigi A San Nimatullah AI-Hardini, sono stati attribuiti vari prodigi durante la Sua vita ed anche dopo la Sua morte; numerose sono le guarigioni fisiche e le grazie spirituali ottenute per la Sua intercessione: 1) Guarigione di Michele EI-Kfoury, paralitico di Murouge - Libano 2) Guarigione di Mousa Saliba, cieco di Bteghrin 3) Guarigione della madre cieca del Vescovo Youssef AI-Hazen 4) Guarigione dalla paralisi del P. Mansour Aouad 5) Guarigione di un bambino druso di RuaissAI Chouf, considerato morto 6) Guarigione della vedova di Nakhul Elias di Daraya, cieca 7) Guarigione di Iskandar Sacre di Moullaqa-Zahle, dalla cancrena 8) Guarigione del dott. George Najem Saade di @ebtin, da una malattia grave 9) Guarigione di Juan Chahwan, in Australia, dopo un incidente stradale molto grave Ci sono oltre 40 guarigioni citate nella Copia Pubblica del Processo Patriarcale.
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