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vescovo

Località Provincia Festa
Vallermosa Cagliari  

 

 

Α Ω
  370

Note

« Portatore di luce »: questo è il significato letterale del nome di Lucifero. E Lucifer chiamavano i latini la stella che brilla per ultima in cielo prima del levarsi del sole, cioè il pianeta Venere, la stella del pastore, che annunzia e precede la luce del nuovo giorno.

Si chiamò Lucifero anche il più luminoso degli Angioli, il più bello degli spiriti belli, che divenne il più tenebroso dei demoni, mutando il nome in quello di Satana, che vuol dire « avversario ». Un'ombra delle tenebre infernali sembra perciò esser rimasta anche sul bellissimo nome di Lucifero, e non si può pronunciarlo senza un certo turbamento. Eppure si chiamò così anche un Santo, ben noto ai fedeli della Sar­degna e anche agli storici della Chiesa.

Era Vescovo di Cagliari, nella seconda metà dei IV secolo. Per la sua cultura e per la sua dottrina; per la sua irruenta vena polemica; per la sua fermezza di degno figlio del suo tempo e della sua isola, egli fu la roccia contro la quale si infransero le onde dell'eresia ariana, che minacciava di sommergere la Sardegna e d'impantanare tutta la Chiesa.

Sant'Atanasio, Vescovo d'Alessandria, in Egit­to, scrisse cosi di lui: « O veramente Lucifero, che seguendo il tuo nome porti la luce della verità e l'hai posta sul candelabro, perché brilli agli occhi di tutti ».

Legato del Papa al Concilio di Milano del 355, Lucifero fu il solo, con Sant'Eusebio di Vercelli e San Dionigi di Milano, a rifiutar di sottoscrivere la condanna di Sant'Atanasio, imposta dall'Imperatore Costante. Perciò, come Eusebio e Dionigi, anche Lucifero di Cagliari fu mandato in esilio.

In Siria e in Palestina, conobbe numerose vessazioni da parte dei Vescovi soggetti all'autorità dell'Imperatore eretico. Ma le avversità non lo fiaccarono né l'intimorirono. Scrisse anzi molte lettere e diversi opuscoli polemici, vigorosi fino alla violenza, in difesa della dottrina cattolica.

Questi scritti, gli valsero l'ammirazione di Sant'Atanasio e grande reputazione di animosità in tutta la Chiesa. Il suo zelo nel voler rimediare ai mali della Chiesa, lo spinse però ad un passo che gli valse, del resto giustamente, aspre critiche anche dai suoi ammiratori. La Chiesa di Antiochia, in Siria, era divisa tra i seguaci di Melezio e quelli di Eustazio. Per sanare lo scisma, valendosi della sua autorità, Lucifero consacrò Vescovo il capo degli Eustaziani. Poco dopo, invece, un concilio dichiarò legittimo proprio l'altro Vescovo, Melezio. Il gesto di Lucifero, impulsivo e intempestivo, invece di evitare lo scisma, fece divampare più violenta la controversia della Chiesa d'Antiochia.

L'Imperatore Giuliano, futuro Apostata, permise a Lucifero di tornare a Cagliari. Il Vescovo vi trascorse gli ultimi anni di vita, e si attirò nuove inimicizie, per non voler mai scendere a compromessi con gli Ariani.

Ma dopo la sua morte, avvenuta verso il 370, i cristiani della Sardegna, specialmente a Cagliari e a Oristano, onorarono Lucifero come un Santo.