| Località | Provincia | Festa |
| Torino | Torino | 18 maggio |

| Α | Ω |
| Torino 26 ottobre 1828 | 30 marzo 1900 |
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Note |
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Leonardo Murialdo, Santo dei nostri tempi e per i nostri tempi, è veramente un Santo nuovo, e non soltanto perché di oggi è la sua canonizzazione. Il suo messaggio è attualissimo, il suo esempio è di fresca e immediata presa. Viviamo oggi nel mondo che egli previde e preparò; i problemi che ancora ci agitano sono quelli ai quali egli dedicò la propria vita: la difesa dei lavoratori dallo sfruttamento e la preparazione professionale dei giovani. Nato a Torino nel 1828, Leonardo Murialdo fu uno di quei piemontesi dalla ferrea fede e dalla tenace carità che hanno inciso così a fondo nella spiritualità e anche nella vita sociale del nostro tempo., Egli continua la tradizione del Cottolengo, di San Giuseppe Cafasso, di Don Bosco e di Don Rua. Uscito da una famiglia borghese. San Leonardo Murialdo avvertì e quasi presagì quelle che erano, o sarebbero state, le spine più dolorose e insidiose nella carne della società. Vestendo l'abito ecclesiastico non eluse nessun dovere, ma volle meglio servirli con dedizione completa e costante. Fu il prete dei quartieri più poveri, l'apostolo dei piccoli spazzacamini, dei carcerati, dei diseredati, dei ragazzi di strada. Si adoperò per i giovani apprendisti, detti allora « artigianelli », e fu al fianco di Don Bosco come Direttore dell'Oratorio di San Luigi. Ma soprattutto un'altra preoccupazione fu presente alla mente e all’anima del Murialdo: quella degli operai, della loro organizzazione sociale di carattere cristiano, della loro assistenza materiale e spirituale, delle cooperative e delle mutue, delle casse di credito e dei dopolavori. Con lui e con i suoi collaboratori, gli operai piemontesi ritrovarono la loro dignità di lavoratori e di cristiani. Trovarono anche una voce che parlava per loro, ai padroni, alle autorità, agli uomini di governo. « La Voce dell'Operaio » si chiamò infatti il ben noto giornale fondato da Leonardo Murialdo, un giornale che forma un capitolo importante nella storia del movimento operaio in Italia. Questo movimento ebbe il proprio organo propulsore nell'Unione Operaia Cattolica, di cui il Murialdo fu tra i fondatori, e le cui speranze vennero poi coronate dall'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, vera e propria « costituzione » del pensiero sociale della Chiesa. Vigeva allora il regime del cosiddetto non expedit, secondo il quale i cattolici non dovevano essere « né eletti né elettori ». Ma il Murialdo anticipò e auspicò la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana, creando i Comitati elettorali cattolici e adoperandosi per formare una moderna coscienza politica tra le classi lavoratrici. Questo Santo attivissimo, fondatore della Congregazione di San Giuseppe, oggi fiorente in molti paesi del mondo, dedicò le sue ultime energie, prima di morire il 30 marzo del 1900, a quel movimento che, con espressione allora quasi scandalosa a molti benpensanti, venne definito « democrazia cristiana ». « L'avvenire ‑ egli scriveva con lucido intuito ‑, è della democrazia... Tocca a noi cattolici a far sì che essa sia cristiana, e non demagogica ». Parole di un Santo, prima che di un uomo politico. Parole che conservano intatto il loro valore e il loro peso, e che ancora travagliano la nostra coscienza, nella difficile scelta quotidiana tra democrazia e demagogia. La proclamazione della santità di questo esemplare sacerdote è avvenuta solennemente il 3 maggio del 1968. Il Papa Paolo VI, che già aveva proclamato il Murialdo Beato nel 1963, per primo l'ha invocato tra i Santi. |
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