| Località | Provincia | Festa |
| 19 maggio |

| Α | Ω |
| Kermartin 17 ottobre 1253 | Louannec 19 maggio 1303 |
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Note |
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Il primo e più celebre patrono degli avvocati è Sant'Ivo, o Ivone, per il quale fu coniato per la prima volta l'attributo di « avvocato dei poveri ». In realtà, dei poveri egli non fu solo avvocato, ma amico, fratello, benefattore e addirittura padre. Nell'ordinamento giuridico medioevale, quella di giudice ecclesiastico era un'attività complessa e delicata; per non dire intricata, di giustizia religiosa e diritto civile. 1 giudici ecclesiastici non vanno però confusi con i veri e propri avvocati del tempo, nel numero dei quali viene impropriamente catalogato anche il Santo di oggi. Sant'Ivo era nato nella Bretagna, in Francia, nel 1253, e in mezzo alla spensierata e spesso scapestrata gioventù studentesca di quei tempi, formata dai cosiddetti « chierici vaganti », aveva studiato con serietà e rapido profitto prima ad Orléans, poi a Parigi, nelle celebri scuole di Teologia e Diritto. Giovanissimo, poté avere così il delicato incarico di giudice ecclesiastico, che svolse con grande impegno e con somma prudenza. Soprattutto, con profonda umiltà, che spesso confinava con l'umiliazione, chiamando se stesso « il più meschino dei servi di Cristo ». Ma quello che fece di lui un Santo non fu tanto la sua doverosa onestà quanto la sua luminosa carità. Quando era a Parigi, si venne a sapere, un giorno, che aveva lasciato il proprio letto a due giovani orfani, da lui raccolti e ospitati. Lo stimato giudice ecclesiastico dormiva sul pavimento, sopra un mucchietto di strame, con un cilicio attorno alla vita. Il Vescovo di Tréguier, suo paese natale, volle con sé lo straordinario giurista, convincendolo ad accettare l'Ordinazione sacerdotale. E come prete, Sant'Ivo continuò con maggior zelo e più profonda carità la sua attività di avvocato. Avvocato soprattutto dei poveri, che difendeva gratuitamente e anche brillantemente, sfoggiando tutta la versatilità del suo ingegno vivace, la profonda conoscenza di tutti i segreti, per non dire trucchi del mestiere, non privo di una arguzia garbata e benevola. Lasciando il tribunale, lieto di aver difeso la giustizia e protetto i deboli e i diseredati, tornava alla sua casa, un tempo signorile e dignitosa, ed ora trasformata in ospedale, orfanotrofio, asilo, refettorio e perfino bagno pubblico di tutti i poveri, i disgraziati, i malati, gli orfani della regione. Il Santo dormiva in mezzo a loro, ma steso per terra, con la testa appoggiata a mò di guanciale, sopra un grosso volume di diritto. La sua vita operosa e combattuta, e soprattutto le aspre penitenze, consumarono presto la fibra di Sant'Ivo. Dovette rinunziare alla professione e si dedicò solo ai poveri. Presto s'infermò, e non potendo più aiutarli materialmente, beneficò i bisognosi con i continui miracoli che si sprigionavano dal suo corpo stanco e piagato. E i poveri furono i primi a piangerlo, non come sapiente giurista, non come loro avvocato, ma come loro padre, quando morì, il 19 maggio del 1303, non ancora cinquantenne, per diventare uno dei Santi più popolari della Francia del Nord e Patrono degli uomini di legge. Fu canonizzato da Clemente VI nel 1347. |
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