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Località Provincia Festa
Torino Torino 30 aprile

 

 

Α Ω
Bra (CN) 3 maggio 1786 Cheri (TO) 30 aprile 1842

Note

Un giorno di settembre, il Canonico Cottolengo leggeva nel suo studio. Alzando gli occhi dal libro, poteva vedere dalla finestra le Alpi biancheggianti di neve, nel cielo chiaro e freddo dell'autunno torinese. Il campanello lo scosse dalla sua visione, suonando con violenza. Dal fondo delle scale il sagrestano gli annunziò che era desiderato per una Estrema Unzione, all'albergo della Dogana Vecchia, dove giunse per strade strette e povere.

Appena varcato l'usciale cigolante dello squallido locale, lo raggiunsero pianti e imprecazioni. Un uomo stravolto l'afferrò pel mantello. In francese gli raccontò, tremando e maledicendo, una storia di miseria e di dolore. Con la moglie e tre bambini era giunto il giorno prima da Lione, diretto a Milano. Improvvisamente la donna s'era sentita male. Agli ospedali l'avevano rifiutata o indirizzata altrove. Ora agonizzava in una camera di quel misero albergo, coi tre bambini che le piangevano attorno.

Il Canonico cercò parole di consolazione e di speranza. Ma aveva la gola chiusa dal pianto. Assisté la donna fino alla morte; accarezzò i bambini, parlando loro del Paradiso, dove la loro mamma era salita. Consegnò pochi soldi all'uomo, e uscì angosciato dall'albergo.

Quella sera pregò a lungo nell'oscurità della sua chiesa del Corpus Domini, davanti all'immagine della Madre della Misericordia. Poi ordinò di accendere tutte le candele e di suonare le campane. E al sagrestano stupito: « Presto! - egli disse. - La Madonna ha fatto la grazia ».

E la grazia di cui il Cottolengo, a quell'ora insolita, nella chiesa deserta, ringraziava la Madre della Misericordia, era quella di avergli fatto scegliere la via della carità più eroica ed assoluta.

Nei giorni seguenti, egli vendé i suoi quadri, i libri, le fibbie d'argento, l'orologio d'oro e perfino il mantello, per affittare due camere in una casa detta della Volta Rossa. Fu quella la prima sede di un piccolo ricovero, nel quale la prima ospite fu una vecchietta paralitica, che egli trovò per la strada. Non aveva documenti né soldi per la retta. « Non importa - disse il Cottolengo - la retta la pagherà la Divina Provvidenza, e quanto ai certificati, mi bastano le vostre braccia paralizzate ».

Presto si aggiunsero altri ospiti; i letti crebbero; le stanze aumentarono. Sulla « Piccola Casa », la Provvidenza fece fiorire la più splendida carità. Un medico, per carità, fece le visite; un farmacista, per carità, mandò le medicine; alcune signore s'adattarono ai lavori più umili.

Nel 1831, quando sul Piemonte s'abbatté il colera, le autorità fecero chiudere la « Piccola Casa», ritenendola poco igienica. Il Cottolengo restò fiducioso. « A Bra, nel mio paese - disse - quando si vuole che i cavoli vengan più belli, si trapiantano. Facciamo anche noi questo trapianto ».

Con un asino e due suore s'avviò fuor di città, verso Valdocco. Nella campagna quasi deserta, il Cottolengo si fermò ad una porta. Sopra un vecchio cartello era scritto: « Osteria del Brentatore ». Il Cottolengo lo rovesciò e vi scrisse: « Piccola Casa della Divina Provvidenza ». « Ecco trapiantato il cavolo », disse sorridendo. E il cavolo trapiantato diventò davvero enorme. Ogni giorno giungevano al Valdocco malati senza cure, vecchi abbandonati, fanciulli orfani. E giungevano miracolosamente medicine, viveri, vestiti, lenzuoli, danari.

La « Piccola Casa » diventò un villaggio, poi una borgata, poi un paese.

Fu dichiarato Beato dal Papa Benedetto XV il 29 aprile 1917.

Fu proclamato Santo dal Papa Pio XI il 19 marzo 1934.