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Località Provincia Festa
Roma Roma 8 febbraio

 

 

Α Ω
1468 1537

Note

E’ strano che non si conosca nulla dell'infanzia e della giovinezza di San Girolamo Emiliani. Neanche la sua data di nascita a Venezia è sicura.

Per quasi vent'anni non si sa nulla del giovane veneziano. Ma è facile immaginarlo intraprendere la carriera delle armi, come quasi tutti i gentiluomini dell'epoca. Infatti, nel 1511, è castellano a Castelnuovo, presso Treviso, al tempo della Lega di Cambrai, stretta da tutti gli Stati d'Europa per schiacciare la potenza della Repubblica Veneziana.

A Castelnuovo il difensore di Venezia, l'esperto uomo d'armi, cade prigioniero degli alleati. li confinato in un torrione, rinchiuso in una segreta, legato da pesanti catene. Nel carcere si profila la sua conversione, o meglio la sua vocazione. Girolamo è devoto della Madonna, e a Lei si rivolge, anzi a Lei fa voto, in attesa di riacquistare la libertà, che presto torna a sorridergli.

Di qui in avanti, le vicende di Girolamo Emiliani si ricollegano a quelle di altri due Santi, contemporanei e conterranei. Il primo è Antonio Maria Zaccaria, di Cremona, che incontreremo presto, il 5 luglio, il secondo è Gaetano Thiene, di Vicenza, che incontreremo il 7 agosto. Essi dettero vita non a Ordini monastici, ma a Società o Congregazioni per il clero secolare, cioè per i sacerdoti: i Barnabiti e i Teatini. San Girolamo Emiliani, da parte sua, darà vita e anima alla Compagnia dei Servi dei Poveri che poi prese il nome di Società dei Somaschi, formata da laici e da preti, benché egli restasse sempre laico.

I principali obbiettivi di questi tre Santi fondatori furono l'istruzione e la formazione del clero; l'assistenza dei bisognosi; l’educazione dei giovani. Furono Santi innovatori e preveggenti che anticiparono le risoluzioni del Concilio di Trento, e i motivi della cosiddetta Controriforma cattolica.

Pensò agli orfani, e fondò il primo orfanotrofio retto con concezioni moderne, dove i ragazzi, oltre che essere accolti o mantenuti, venivano messi in condizione di apprendere un mestiere e di affrontare la vita. Una novità pedagogica fu quella di farsi aiutare, nell'opera di evangelizzazione, dai suoi orfani più grandicelli, che insegnavano la Dottrina cristiana col metodo della domanda e della risposta. Dopo gli orfani, Girolamo Emiliani rivolse la sua carità verso le giovani abbandonate, o. come si diceva, alle « pentite », alle ragazze cioè che dopo una esperienza peccaminosa, tornavano sulla via della rettitudine. Egli aprì istituti a Verona, a Brescia, a Bergamo, a Como. Poi si avventurò verso Milano. Il Duca Francesco Sforza, che lo conosceva di fama, gli mandò incontro un cortigiano con una borsa d'oro. Il Santo non la volle accettare. « Dite al Duca che perderei troppo tesoro, se venuto a Milano povero, ne partissi ricco ».Ma più tardi, accettò volentieri dal Duca commosso e edificato, uno stabile in città, non per sé, ma per i suoi orfani laboriosi, e per le

« pentite » non più disprezzate. Le sue straordinarie doti umane e soprannaturali, fecero dire di lui ad un contemporaneo: « Pareva che avesse il Paradiso in mano, e innamorava et inebriava dell'amor di Christo chiunque il mirava ».

Durante una pestilenza, fu contagiato dagli ammalati che assisteva con sommo amore e curava con totale abnegazione. La peste lo tolse a questo mondo, nel 1537, e lo portò verso quel Paradiso che San Girolamo Emiliani « pareva che avesse in mano », e aveva cercato di far conoscere anche in terra, con la luce della fede e il fuoco della carità.

Fu proclamato, nel 1928, Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata.