martire
| Località | Provincia | Festa |
| Dairago | Milano | 26 agosto |

| Α | Ω |
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Note |
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Una singolare manifestazione ha luogo in questi giorni a San Miniato, una cittadina della Toscana, tra Empoli e Pisa. Si tratta dell'annuale sagra del Teatro cristiano, nel corso della quale vien rappresentata sulla piazza del paese una novità drammatica dei più interessanti autori del nostro tempo e di ogni nazionalità. La scelta della località e della data non è dovuta al caso, né a motivi puramente turistici. La città di San Miniato è posta infatti sotto la protezione di San Genesio, la cui festa cade oggi. E San Genesio è il protettore dei « comici », cioè degli attori, e in generale della gente di teatro. Chi era San Genesio? La risposta non è facile, anche perché i Santi di questo nome, oggi festeggiati, sono due. Il primo è San Genesio d'Arles, notaio o meglio cancelliere, protettore, quindi non degli attori, ma dei notai. Il secondo San Genesio, invece era un attore pagano e da buon pagano e ottimo commediante avrebbe trovato un mezzo infallibile per suscitare l'ilarità del suo pubblico e specialmente dell'Imperatore Diocleziano. Faceva sulle scene la parodia dei cristiani e delle loro oscure e ridicole cerimonie. Una sera, poi, il comico prediletto dai Romani apparve d'una bravura insuperabile. Sul palcoscenico, davanti all'Imperatore, officiava i riti cristiani con tanta serietà e compunzione da sbalordire il pubblico. Pregava come un vero credente; s'inginocchiava e pronunziava la sua professione di fede con tale parvenza di sincerità che gli spettatori ne erano quasi turbati. Ed era un turbamento giustificato, perché sulle scene, tra i lazzi e gli schiamazzi, Genesio aveva udito la voce di un suggeritore inaspettato. E la Grazia lo aveva raggiunto anche sotto la maschera comica, nelle vesti ridicole, sotto la luce ingannevole delle lampade e nella cornice bugiarda dei fondali. Il comico che parodiava e sbeffeggiava i cristiani con tanto successo, improvvisamente convertito, era passato dalla farsa alla realtà, e quella sera non recitava, ma viveva, i misteri e le parole della sua fede. Quando la cosa fu chiara, il pubblico insorse contro l'attore diventato predicatore di ciò che fino allora aveva bestemmiato. L'Imperatore lo fece arrestare e mettere alla tortura. Sul cavalletto, sotto i bastoni, gli uncini e le torce, Genesio, che sapeva bene la sua parte, ripeteva: « Non vi è altro Re che Cristo, e anche se dovessi soffrire per lui mille morti, non potrete mai strapparmelo, né dalla bocca né dal cuore ». La decapitazione coronò finalmente la gloria di San Genesio, e concluse la vicenda iniziata tra le risa e i clamori del palcoscenico del leggendario commediante, Patrono e protettore della gente di teatro. |
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