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vescovo e martire 

Località Provincia Festa
Formia Latina 2 giugno

 

 

Α Ω
   

Note

Erasmo è nome di origine greca ed ha il significato, assai bello, di « desiderato » o meglio « amato ». E’ perciò simile al nome di Desiderio, di origine latina, che abbiamo incontrato pochi giorni fa.

Sant'Erasmo fu Vescovo di Formia, e sul suo conto esistono favolose leggende nel quadro della persecuzione di Diocleziano, agli inizi del IV secolo. Si dice infatti che fosse Vescovo in Asia Minore, nella Siria, e che per sfuggire ai persecutori venisse rapito da un angelo e trasportato a volo nell'Illiria, cioè nell'odierna Dalmazia. Qui convertì moltissimi pagani, prima di essere scoperto e catturato. E di nuovo un angelo lo salvò in volo, trasportandolo sulle coste della Campania. Divenne allora Vescovo di Formia, ma per breve tempo. Morì di lì a poco per le ferite riportate nei due supplizi e perciò ebbe il titolo di Martire.

L'unico dato sicuro di questa fantasiosa vicenda è la presenza, a Formia, delle reliquie di Sant'Erasmo. Quando, nel IX secolo, la città fu distrutta dai Saraceni, le reliquie vennero trasferite nella non lontana Gaeta, e di questa città Sant'Erasmo è ancora venerato come Patrono.

La fantasia devota arricchì la sua figura di particolari suggestivi. Tra le « crudelissime torture » che il martirologio gli attribuisce, s'immaginò per esempio, che al Martire venisse squarciato il ventre e fossero strappati gli intestini. Tale raccapricciante supplizio valse a Sant'Erasmo fama di protettore nei mali del ventre e dei visceri, non escluse le doglie del parto.

Per rendere più truce ed evidente la scena del supplizio, gli artisti vi raffigurarono un argano, attorno al quale il carnefice avvolgeva, come una fune, i visceri strappati al Santo.

I devoti della Campania erano quasi tutti marinai. Sui loro navigli non mancavano gli argani sui quali venivano avvolte le gomene. Parve così che Sant'Erasmo si trovasse a proprio agio sulle navi, e venne senz'altro assunto tra i protettori dei marinai, numerosi quanto lo sono i pericoli del mare.

A bordo, il nome di Erasmo si mutò in quello di Elmo, ed ebbe un curioso seguito. Le spettrali fiammelle che si vedono, o si vedevano un tempo, sugli alberi e i pennoni delle navi, prima o dopo le tempeste di mare, e che sembra siano dovute a scariche di elettricità statica, vennero dette comunemente « fuochi di Sant'Elmo ». Si volle, cioè, attribuirle alla protezione che il Santo sicuramente non avrebbe fatto mancare ai marinai, trasformando la loro nave in una specie di immenso candela­bro, implorante la salvezza contro le forze scatenate della natura.