| Località | Provincia | Festa |
| Serra | Catanzaro | 6 ottobre |

| Α | Ω |
| Germania | Torre (CZ) 1101 |
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Note |
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Quando sì pronuncia il nome di « Certosa », ognuno rivede, con gli occhi della fantasia, uno dei tanti e famosi monasteri di questo nome, come la Certosa bellissima di Pavia, o quella sui colli fiorentini del Galluzzo; quella di Roma o quella di Bologna, che il Carducci cantò « erma e solenne »; quella insulare di Venezia o quella di San Martino a Napoli, quella di Calci, presso Pisa o quella di Capri, sul mare delle sirene. Il fondatore della Chartreuse, presso Grenoble, si chiamava, con nome germanico, Bruno (e non Brunone, secondo la forma latina). Nato ed educato in Germania, operò a lungo in Francia e morì nel Mezzogiorno dell'Italia. Dopo la gioventù studiosa, trascorsa a Colonia, in Germania, e a Reims, in Francia, San Bruno fu maestro esemplare dei suoi allievi, che lo avrebbero ricordato per tutta la vita « Eloquente ‑ veniva detto ‑ esperto in tutte le arti, dialettica, grammatica, retorica. Fontana dì dottrina, dottore dei dottori ». E tra gli allievi che tessevano questi affettuosi elogi c'erano Sant'Ugo di Grenoble e il futuro Urbano II, il Papa riformatore. Ma più che dalla dottrina, San Bruno si sentiva chiamato dalla solitudine e dalla preghiera. Questa sua antica vocazione si confermò in lui quando un Vescovo indegno e simoniaco, salito sulla cattedra di Reims, allontanò il maestro dal suo insegnamento. Con sei compagni fedeli egli si ritirò da prima a Citeaux, dove Roberto di Molesme gettava le basi dell'Ordine detto cistercense. Quel periodo di intensa preparazione non durò a lungo. Nel 1082, l'Abate della Chaise‑Dieu, presso Grenoble, donò a San Bruno e ai suoi seguaci un luogo più solitario e appartato, nella valle della Chartreuse o, latinamente, Cartusia. Il cenobio, che doveva restare a modello di tutte le altre Certose, consisteva in un oratorio attorno al quale, vicino ad un fonte, si aggruppavano le capannucce dei monaci, sotto la protezione della Madonna. Nelle capanne, divenute poi cellette a due vani, i Certosini passavano nello studio e nella preghiera le ore libere dall'ufficio in comune, in coro, o dalla ricreazione. Le celle divennero così oltre che alveari di santità, piccoli e preziosi laboratori, nei quali i monaci lavoravano manualmente o intellettualmente, con quella sapiente perseveranza passata in proverbio con l'espressione di « pazienza da certosino ». San Bruno non poté restare a lungo in quel suo primo « deserto », come anche vengon chiamati questi lembi di solitudine e di pace. Nel 1091, il suo antico allievo, Urbano II, lo volle con sé. Ma la vita presso la corte pontificia non era per lui. Lasciò il grande allievo, e la sua antica vocazione alla solitudine lo spinse verso i monti della Calabria. A Torre, presso Catanzaro, fondò la sua seconda Certosa. E a Torre, all'alba del nuovo secolo nel 1101, il vecchio Abate «fu liberato dal peso della carne ». « Rallegratevi, fratelli miei carissimi ‑ egli aveva scritto poco prima ai suoi monaci ‑ dell'abbondanza dà grazie che Dio vi dona. Rallegratevi di aver trovato un porto sicuro e tranquillo ». Infatti, le operose e silenti Certose erano, e sono ancora, un mistico bacino di pace per i naviganti del travagliato mare della vita. |
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