back Bernardino Realino home

Località Provincia Festa
    2 luglio

 

 

Α Ω
  2 luglio 1616

Note

Aveva più di ottant'anni, il Padre Realino, era quasi cieco e immobilizzato per una caduta, quando le autorità civili di Lecce giunsero nella sua cameretta, a chiedergli di prendere la città sotto la sua protezione.

Lo conoscevano bene, perché si trovava a Lecce da quarantadue anni, per quanto fosse nato a Carpi e avesse trascorso la prima parte della sua vita in Emilia, dove aveva fatto parlare di sé, ma non ancora per santità.

Si chiamava Bernardino in onore del Santo senese, e aveva studiato prima a Carpi, poi a Modena, infine a Bologna, laureandosi in diritto civile e canonico. Svelto di mente, era anche pronto di mano. Tirava di scherma e sapeva usare il pugnale con grande destrezza. Un giorno, durante una rissa, con un colpo di pugnale aveva ferito un uomo, senza restarne troppo turbato, perché a quei tempi era motivo di orgoglio farsi giustizia da sé!

Dovette però espatriare, non però ancora per entrare in un convento. Restò nel mondo: fu podestà a Felizzano, avvocato fiscale ad Alessandria, giudice a Castiglione, intendente a Pescara. Nelle ore libere si dedicava alla letteratura, e aveva pubblicato un commento al poeta latino Catullo, apprezzato dai maggiori umanisti del tempo.

Si era fatta ormai un'eccellente reputazione e un'ottima posizione. Nessuno ricordava più il suo impunito delitto, quando incontrò un padre della Compagnia di Gesù, che gli consigliò di recitare il rosario.

Quel rosario ebbe la forza di trarre fuori dal mondo il giudice stimato e il letterato lodato. Bruciò tutte le copie del suo commento a Catullo, ed entrò nel Collegio napoletano della Compagnia di Gesù.

Avrebbe voluto restare fratello laico, adatto ai più umili lavori, ma per volere dei suoi superiori prese gli ordini sacri e fu poi maestro dei novizi.

« Sono spaventato ‑ scriveva al padre dopo l'ordinazione sacerdotale ‑ sono spaventato pensando alla mia indegnità... Non avevo preso l'abito della Compagnia per essere onorato del sacerdozio. Ma l'uomo propone e Dio dispone ».

Sempre per obbedienza, si recò a Lecce, dove passò la seconda metà della sua lunga vita, predicando e specialmente confessando. I penitenti di Padre Bernardino Realino giungevano da tutte le parti d'Italia. Si presentavano a lui scettici e dubbiosi: prima ancora che parlassero, egli indovinava i loro pensieri, prevedeva le loro obiezioni, preannunziava avvenimenti futuri.

Abbiamo già detto come i capi della città si recassero da lui per chiedergli preghiere e protezione. Ma i cittadini di Lecce fecero di più. Spinsero il loro Vescovo a chiedere che s'iniziasse il processo di beatificazione prima ancora che il protettore della loro città fosse morto!

Allorché, il 2 luglio 1616, il Padre Realino chiuse gli occhi alla luce del mondo, il popolo di Lecce lo gridò Santo. E non fu soltanto voce popolare, perché un grande teologo, suo ammiratore, San Roberto Bellarmino, introdusse a Roma, subito dopo, la causa di beatificazione.