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Località Provincia Festa
    11 luglio

 

 

Α Ω
Norcia 480 545

Note

La questione della data esatta della morte del patriarca del Monachesimo occidentale è tuttora controversa. Diversi antichi Martirologi riportano tale data al 21 marzo, ma non mancano, specialmente nella Gallia, altri che l'attribuiscono invece all'11 luglio. Criteri di opportunità liturgica hanno fatto preferire quest'ultima data, così che il ricordo di San Benedetto, rimosso dal tempo della Quaresima, possa essere festeggiato con tutta la solennità meritata da un personaggio di gigantesca levatura, non soltanto nella storia religiosa, ma anche in quella civile, in quella sociale ' in quella dell'arte, e in quella della letteratura. Il fondatore del Monachesimo occidentale fu infatti anche salvatore della civiltà in tempo di barbarie, conservatore della cultura classica, promotore di una nuova architettura, protettore dei lavoro umano, assunto a nuova dignità e addirittura elevato all'altezza della preghiera, secondo il celebre motto Ora et labora.

Lo stemma di San Benedetto, dove la Croce si leva sull'aratro, riassume l'opera che le mistiche e laboriose abbazie benedettine compirono nel tessuto consunto e smagliato della società europea, dopo la caduta dell'Impero romano e l'imperversare della bufera barbarica.

Egli nacque verso il 480 a Norcia, in Umbria, da nobile famiglia. A Roma compì i primi studi, ma deluso dalla vita dell'Urbe, si ritirò ad Enfide, l'odierna Affile, tra i monti Simbruini : dove, nella chiesa di San Pietro, continuò gli studi, in una vita di rigorosa disciplina ascetica.

Sui vent'anni, per nascondersi maggiormente al mondo, si rifugiò a Subiaco, dove un eremita lo guidò e lo calò in quello speco che. fu, per tre anni, la dimora nascosta del giovane romano.

Sembrava, però che, quanto più si nascondesse, tanto più la luce della sua virtù lo rendesse visibile. Morto l'Abate nel vicino monastero di Vicovaro, la comunità lo volle maestro, ma presto il suo rigore ascetico stancò monaci, che tentarono di sbarazzarsi di lui, propinandogli veleno.

Scampato miracolosamente alla morte, Benedetto tornò alla diletta solitudine di Subiaco, rotta presto da molti giovani, desiderosi di far vita con lui.

La gelosia di un prete dei dintorni, che perseguitava il maestro e i suoi primi compagni, fece migrare Benedetto verso la città di Cassino, sull'acropoli della quale, dove erano ancora templi pagani, costruì la sua prima casa, con quella caratteristica pianta del monastero, cellula completa di vita contemplativa e di vita attiva.

L'abbazia di Montecassino fu la perfetta espressione di quella Regola che San Benedetto avrebbe dato ai suoi monaci, con la doppia missione di pregare e di lavorare. Anche la preghiera doveva essere un lavoro e anche il lavoro doveva essere una preghiera.

E fu abbazia madre di innumerevoli altre abbazie, che portarono in tutto il mondo il conforto d'una preghiera fervida e di sollievo d'un lavoro fecondo. Di lassù, colui che aveva creduto di poter vivere oscuro nello speco di Subiaco, illuminò per secoli la vita e la storia, anche dopo la sua morte, avvenuta verso il 545, quando il glorioso Patriarca sarebbe stato sui sessantacinque anni.