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vescovo e martire

Località Provincia Festa
    24 gennaio

 

 

Α Ω
  250

Note

  San Babila era Vescovo di Antiochia, successore quindi di San Pietro, il quale ebbe, nella metropoli della Siria Ia sue prima «cattedra », precedente a quella romana. In quegli anni, prima della metà del III secolo, l'Impero era retto da Filippo, associato nel governo con Giordano, detto il Pio. Filippo, come la moglie Severa, era, o almeno si diceva, cristiano. Come pegno di alleanza tra i due Augusti, Giordano aveva affidato a Filippo il proprio figlio giovinetto. Ma ad un certo momento, per motivi politici, Filippo fece uccidere l'innocente ostaggio affidato alle sue mani. Dopo questo scabroso episodio, per la Pasqua dell'anno 244, Filippo e Severa giunsero ad Antiochia, ed entrarono nella chiesa dove il Vescovo Babila stava per cominciare le cerimonie del Sabato Santo. Prima di salire all'altare, San Babila si fece davanti all'Imperatore fedifrago e omicida, rimproverandogli, pacatamente ma fermamente, la sue gravissima colpa. Lo invitò poi a passare in un'altra parse della chiesa: quella destinata ai pubblici peccatori in attesa della penitenza. Il gesto del Vescovo dovette apparire ai contemporanei di un'audacia sconcertante. Tra i pagani, nessuno avrebbe osato, non diciamo compiere, ma neppur concepire un passo simile contro la figura onnipotente e quasi divine di un Imperatore.

Si ebbero seri timori per la salute terrena dell'indifeso Vescovo di Antiochia, invece davanti a lui l'Imperatore Filippo piegò il capo ‑ non si sa se per convenienza o per vero pen­timento ‑ accettando in silenzio la penitenza impostagli. Così il gesto di San Babila suscitò larga eco e fu registrato dagli scrittori cristiani di quel tempo e del seguente.

Questo episodio è l'unico che conosciamo con certezza della vita del Vescovo antiocheno. Prima non si sa nulla di lui; dopo, si conosce solo la sua morte. Quando al cristiano, anche se peccatore, Imperatore Filippo successe con la violenza il pagano Imperatore Decio, una spietata persecuzione s'abbatté sulla Chiesa. II Vescovo di Antiochia, che aveva osato riprovare un Imperatore romano, fu tra i primi ad essere arrestato, nel 250.

E in prigione poco dopo morì, a causa dei maltrattamenti. Morendo, volle essere sepolto con le sue catene di prigioniero, come se fosse quello il più prezioso monile e il più bell'ornamento per un Vescovo.

La sua storia ha un seguito curioso, perché Babila è il primo Santo di cui si ricordi una traslazione di reliquie. Fino allora i corpi dei testimoni di Cristo erano restati immobili nelle loro venerate sepolture. Dopo San Babila, una grande peregrinazione di reliquie accenderà in tutto il mondo focolai di fede.

Cent'anni dopo la morte, i suoi resti vennero trasportati da Antiochia nella non lontana Dafni dove era sorto un grande Tempio in onore di Apollo, celebre in tutto il mondo antico. E al Tempio pagano fu contrapposta così la chiesa cristiana, costruita sulle reliquie di San Babila.

L'Imperatore Giuliano l'Apostata fece riportare i resti di San Babila ad Antiochia. Ma nella notte, il fulmine incendiò il Tempio e distrusse il simulacro di Apollo. Più tardi si disse che le reliquie del venerato Vescovo di Antiochia trovarono definitivo rifugio a Cremona, in Lombardia.