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Località Provincia Festa
S. Maria Calchera Brescia 18 aprile

 

 

Α Ω
   

Note

« Che Dio abbia pietà di te, figliolo mio », diceva Apollonio ad ogni insulto che gli veniva lanciato sulla faccia.

« Che Dio abbia pietà di te, figliolo mio! », ripeteva Apollonio, arrestato nel 311, negli ultimi tempi della persecuzione di Diocleziano, incatenato e beffato dai pagani, che gli s'affollavano attorno.

Uno dei più accaniti contro di lui era Filemone, commediante e suonatore di flauto, che godeva di grande popolarità. Spiritoso e sicuro di sé, favorito dal pubblico, che l'approvava, Filemone scagliava contro Apollonio le accuse più sanguinose, e gl'improperi più crudeli chiamandolo empio e corruttore, assassino delle anime e seduttore dei cuori.

In realtà, Apollonio, per quanto si fosse ritirato nella Tebaide degli anacoreti, aveva spesso visitato i cristiani perseguitati, esortandoli a perseverare nella fede e ad accettare il martirio con coraggio.

Il vecchio eremita gli rispondeva paternamente: « Che Dio abbia pietà di te, figliolo mio! ». Questa benevola risposta agl'insulti finì per toccare il cuore del commediante, il quale, allorché Apollonio venne condotto dinanzi al giudice, disse ad alta voce: « Avete torto a processare questo sant'uomo. I suoi insegnamenti non sono cattivi. Al contrario, fanno del bene! ».

Le parole di Filemone non suscitarono stupore, ma invece eccitarono l'ilarità, perché si credette che il suonatore di flauto facesse, secondo il suo costume, la commedia. Ma Filemone non recitava più. Si dichiarò pentito delle sue odiose parole, rinnegò gli dèi pagani, si disse cristiano mentre il vecchio Apollonio, con le lacrime agli occhi, diceva: « Dio ha avuto pietà di te, figliolo mio! ».

Ma gli uomini non ebbero pietà né dell'eremita consolatore né del commediante convertito. Li torturarono e li condannarono al rogo. Ma mentre la pira bruciava, un'improvvisa pioggia estinse le fiamme. e la folla, da ostile diventata ammirata, prese a gridare: « Il Dio dei cristiani è grande! ».

Lo stesso giudice rimase colpito dal prodigio, e non volle più infierire contro i due cristiani. Allora, il governatore d'Egitto, avocò a sé il processo. Lungo la strada che conduceva ad Alessandria, Apollonio ebbe modo di convertire le guardie, cosicché giunse in città non un drappello di persecutori a scorta dei prigionieri, ma una processione di cristiani, i quali, dietro al vecchio eremita e al suonatore di flauto, inneggiavano al Figlio di Dio. E per spegnere quelle voci, al governatore non restò che farli gettare tutti in mare, affogandoveli.