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abate

Località Provincia Festa
    14 febbraio

 

 

Α Ω
  Sorrento 14 febbraio 625

Note

Il Santo Antonino di oggi fu una delle maggiori glorie della Chiesa sorrentina. Egli vien detto Sant'Antonino Abate, e non va confuso con Sant'Antonio, Patriarca degli eremiti orientali. In giovane età, si fece monaco benedettino a Montecassino. Si sa come questa famosa Abbazia, fondata da San Benedetto, cuIla e guida del monachesimo occidentale, sia stata distrutta più volte nel corso dei secoli, fino all'ultima, dolorosissima rovina dell'ultima guerra mondiale, quando un bombardamento degli Alleati la rase completamente al suolo. Al tempo di Sant'Antonino, tra l'VIlI e il IX secolo, nemici di Montecassino, cioè dello spirito benedettino e della innovatrice opera religiosa e civile dei monaci, erano i Saraceni e i Longobardi. Per sfuggire alla loro minaccia, i monaci dell'Abbazia si dispersero. Sant'Antonino, per esempio, si rifugiò a Stabia.

Spesso in quei tempi tormentati, gli spiriti migliori lasciavano le cure e le seduzioni del mondo, per seguire in solitudine la vocazione alla preghiera. Fu quello che fece il Vescovo di Stabia, seguito dal suo fedele Vicario Antonino. In seguito Antonino accettò l'invito degli abitanti di Sorrento che lo volevano presso di loro. Eccolo così monaco esemplare nell'Abbazia di Sant'Agrippino, condotta dall'Abate Bonifacio. Eccolo, dopo lunghe insistenze, successore di Bonifacio, alla morte dell'Abate.

Tra le severe mura del convento benedettino il popolo di Sorrento ebbe così una specie di Angiolo custode in carne ed ossa, operoso e devoto, padre sapiente dei suoi religiosi, e padre benevolo, accanto al Vescovo della città, anche di tutto il popolo.

Grande fu perciò il compianto, quando l'Abate Antonino venne a morte. Ma con la morte non finiva, anzi aveva inizio, l'affettuoso patrocinio del Santo taumaturgo, sempre pronto ad intercedere in aiuto del suo popolo.

Egli lasciò detto di non voler esser sepolto né fuori né dentro la città. Perciò la sua sepoltura fu curiosa; scavata attraverso le mura di cinta. Presto però, in quel luogo le mura cedettero il posto ad una cappella; poi ad una chiesetta. Oggi, la Chiesa di Sant'Antonino Abate è la più bella della bella Sorrento, distesa tra il mare azzurro e le colline verdi di aranceti. La chiesa accoglie le reliquie del Patrono della città, che i Turchi devastatori sottrassero nel 1558, ma che un prigioniero di guerra riuscì a riportare in patria. E il ricordo di Sant'Antonino è come un faro che illumina, dalla penisola sorrentina, l'ampio orizzonte di terre e di mari, che forma l'incanto della costa campana.