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Località Provincia Festa
     

 

 

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Note

Di mestiere, Ampelio faceva il fabbro ferraio. Era fabbro ‑ si crede ‑ in Egitto, e viveva ‑ si crede ‑ nel V secolo.

Lo possiamo ben immaginare operaio coscienzioso, fabbro laborioso, uomo generoso. Lo si vedeva a torso nudo, nell'acre calura della sua fucina, affaccendarsi attorno alla sonante incudine, con lunghe tenaglie maneggiava le spranghe di ferro che il fuoco aveva fatto rosse, piegandole sotto i poderosi colpi del suo maglio.

Ma ad Ampelio sembrava che il lavoro ma­nuale, anche se accettato con gioia ed ese­guito con fervore, non bastasse a soddisfare il suo desiderio di perfezione spirituale. Per questo lasciò il paese, la comodità della vita associata, la compagnia degli amici, le cerimonie nella chiesa, le chiacchiere festive, il boccale di vino, la tavola apparecchiata.

Si allontanò, dirigendosi oltre la città di Tebe, nel deserto più inospitale. li deserto della Tebaide era allora sparso di eremiti dalla vita durissima e santa, e Ampelio volle aggiun­gersi al numero di questi solitari.

Nella preghiera e nella penitenza, non dimenticò però il suo mestiere. Così, tra le cellette silenziose dei monaci, ce ne fu una insolitamente risonante e fragorosa. Ampelio, fabbro ed eremita, metteva il suo lavoro al servizio dei confratelli dei deserto. A chi riparava una zappa a chi una roncola; a chi forgiava una falce a chi ferrava un bordone. E tutto per nulla, o meglio, tutto per amore del prossimo.

Un giorno ‑ narrano le leggende ‑ nella fucina dell'eremita entrò una visita inaspettata. Non era un vecchio barbuto né un anacoreta coperto di pelo di cammello. Era una donna, bella, anzi bellissima, e provocante. Una donna dal sorriso lascivo e dall'atteggiamento impudico. Una donna come forse Ampelio non aveva mai visto, neanche nel suo paese egiziano.

Egli batté più forte sul ferro rovente, sopra l'incudine sonora. Sotto i colpi del maglio le faville sprizzarono più fitte, mentre la donna si moveva voluttuosa e invitante, pronunciando parole di seduzione. li polso del fabbro ebbe un tremito; gli occhi che fissavano il fuoco si annebbiarono.

Ampelio gettò il ferro nella forgia. Lo ritrasse quando lo vide di nuovo incandescente, e lo brandì, scagliandosi contro la tentatrice. S'udì un grido, il vano della porta fu tagliato da un'ombra rapida. Fuori, sotto la luce senza incertezze, una deforme creatura diabolica si allontanò, nera sulla bianca distesa dei deserto.

Il fabbro che aveva messo in fuga la tentazione con il ferro rovente, il solitario che aveva scacciato, si potrebbe dire, il fuoco con il fuoco, restò a lungo, lavorando e pregando. Non si sa come, a tarda età, attraversasse poi il mare prendendo terra sulla riviera ligure dove morì, un 5 di ottobre. I suoi resti, che giacquero per lungo tempo ignorati, ebbero più tardi gli onori che la santità di Ampelio meritava.

E mentre la leggendaria storia del fabbro egiziano si diffondeva e si coloriva di particolari, Sant'Ampelio veniva riconosciuto come Patrono di tutti i fabbri ferrai.

Patrono di Bordighera