back Irene home

vergine e martire

Località Provincia Festa
Catignano Pescara 5 aprile

 

 

Α Ω
   

Note

Il Martirologio Romano, nomina Sant'Irene insieme con Agape e Chionia, sue sorelle. Questi due nomi non hanno avuto un seguito nell'onomastica, almeno nel nostro paese, mentre quello di Irene è sempre stato assai diffuso tra le donne.

Irene è nome di origine greca; anzi è parola greca, e significa « pace ». Una dea di questo nome abitava l'Olimpo ellenico, e da questa derivò il nome femminile ripetuto volentieri dai cristiani, prima in Oriente, poi in Occidente, per il suo bellissimo significato augurale.

In Oriente, a Tessalonica, città della Macedonia, vissero le tre sorelle ricordate oggi dal Martirologio. Agli inizi del IV secolo, esse, figlie di una famiglia pagana, si erano segretamente convertite al Cristianesimo, quasi per fare onore ai loro nomi, perché se Irene vuol dire pace, Agape voleva dire carità, e Chionia purezza. E pace, carità e purezza furono le virtù coltivate in modo particolare dalle tre fanciulle di Tessalonica.

In quegli anni, l'Imperatore Diocleziano ordinò l'abbattimento delle chiese, la confisca dei beni ecclesiastici, la distruzione dei libri sacri. Intendeva con ciò arrestare la diffusione del Cristianesimo, che sembrava minacciare l'unità e la potenza militare dell'impero.

Le tre sorelle furono trovate in possesso dei libri sacri, che dovevano essere consegnati ai persecutori. Tale consegna si diceva, in latino, traditio, e da questo termine derivò la parola « traditore » Irene, Agape e Chionia, non tradirono, cioè non consegnarono i libri della loro fede. Ciò le confessò cristiane, e come tali furono processate davanti al governatore romano.

Gli atti del processo ci sono stati tramandati, con qualche abbellimento, ma con sostanziale veridicità. Conosciamo così l'interrogatorio al quale furono sottoposte le tre sorelle, Irene in particolare, da parte del governatore, che cercò invano di convincere le fanciulle cristiane a sacrificare agli dèi pagani. Come ree confesse e convinte, Agape e Chionia furono condannate ad essere bruciate vive. Irene, dopo il supplizio delle sorelle, subì un nuovo interrogatorio. Perseverando nel suo rifiuto, venne esposta, nuda, al ludibrio del lupanare. Uscita intatta dal turpe luogo, fu anch'ella condannata al rogo.

Sulle loro ceneri crebbe la devozione per le tre fanciulle dai bellissimi nomi simbolici, di carità, purezza e pace, cioè Irene: un nome giustamente destinato ad essere amato e ripetuto tra le donne.